UNA ECCEZIONE
UN ANEDDOTO

UNA ECCEZIONE
UN ANEDDOTO

Il mio sito è un contenitore in cui raccogliere informazioni sul mio lavoro e su alcune mostre a cui partecipo. In questa finestra però vorrei fare una eccezione. 
Forse seguiranno altre finestre simili e non escludo che prima o poi aggiungerò una nuova voce nel menù in alto, in cui raccoglierle tutte con il titolo ECCEZIONI.

Faccio questa premessa perché desidero brevemente ricordare una persona che ho ammirato e studiato, con cui ho collaborato per rendere reale una sua intuizione, a cui ho chiesto una dedica su un suo libro, da cui ho avuto alcune chiavi di lettura sul mio lavoro. 

Una persona che ho incontrato due volte per altrettanti bei ricordi.
Il primo legato a una sua mostra, in cui con un sorriso mi fece capire che era soddisfatto del lavoro che mi aveva chiesto (colsi subito l’occasione per farmi fare la dedica sul libro da lui scritto La Melanconia di Albert Dürer). L’altro, otto anni dopo, legato all’inaugurazione di una mia mostra a Roma, al museo Barracco, in cui venne con la moglie. Ritrovai ancora il suo sorriso, questa volta dovuto al fatto che gli era piaciuta l’esposizione e per questo motivo mi invitò pochi mesi dopo al 59° Premio Michetti da lui curato.

La persona di cui scrivo è Maurizio Calvesi (Roma, 18 settembre 1927 – Roma, 24 luglio 2020), una presenza che mi da coraggio con i suoi pensieri scritti e di cui ho una sincera soggezione reverenziale. Soggezione che credo sia giusto avere e difendere, quale forma di gratitudine per chi è uno straordinario ricercatore e studioso, per chi con la scrittura porta luce. Associo Calvesi a una colonna, di quelle che a Roma danno senso a te che la guardi e allo spazio che la ospita, una colonna avvolta da storie per immagini che salgono a spirale, un grande racconto che diventa uno strumento per meglio comprendere.

Mi raggiunse una sua telefonata in cui mi informava che avrei dovuto realizzare la ricostruzione di una scultura derivandola dall’unione di due cose, una foto e un dipinto. Aveva avuto il mio contatto dall’architetto Maurizio di Puolo. In quel periodo stavano entrambi lavorando alla grande mostra Novecento Arte e storia in Italia, alle Scuderie del Quirinale e ai Mercati Traianei. Maurizio Calvesi per la scelta delle opere e il testo storico-critico in catalogo. Maurizio Di Puolo per l’Exhibition Design. Il fatto era questo: Calvesi aveva riconosciuto, a destra e in secondo piano nel dipinto Le due amiche di Boccioni, la scultura Vuoti e pieni astratti di una testa (sempre di Boccioni) che era andata distrutta e di cui esisteva solo una foto che la ritraeva frontalmente. 
Il mio compito era quello di unire le due visioni, quella di trequarti del quadro e quella della foto, nel tentativo di dimostrare che l’intuizione di Calvesi era un teorema perfetto. Ovviamente in tempi strettissimi, con la mostra ormai quasi alle porte. Modellando la scultura in effetti tutto combaciava alla perfezione. La visione di trequarti serviva a meglio comprendere quella frontale e viceversa. Ero l’esecutore di una idea geniale di Calvesi, con cui ebbi in tutto un paio di telefonate per alcuni dettagli sulla scultura e altrettante telefonate con di Puolo per concordarne la consegna alle Scuderie. La scultura venne messa quasi all’ingresso della mostra Novecento, subito dopo un enorme quadro di Balla, una tela double face che da un lato era figurativa e dall’altro, quello esposto, futurista. Il gesso che avevo realizzato di Vuoti e pieni astratti di una testa, 1912, scultura distrutta, poteva far credere, per quella sua collocazione privilegiata, si trattasse di un misterioso ritrovamento, del prestito di un anonimo collezionista avvolto dal più totale segreto. Esiste un video della mostra in cui la mia versione di Vuoti e pieni astratti di una testa, mescolata tra le altre opere, è visibile per tre secondi a partire dal minuto 4:24. Questo il link del video https://www.youtube.com/watch?v=8VUlHnRr1Xs 

Malgrado fosse specificato nella didascalia che si trattasse di una ricostruzione e del perché fosse lì, sentii dire il giorno dell’inaugurazione (mi ero posizionato a pochi passi dalla mia copia per captare eventuali reazioni), sentii dire da un abbastanza noto critico “che era straordinario fossero riusciti a riesumare una opera importante come quella, che si credeva andata distrutta”. Dico questo non per screditare l’occhio dell’abbastanza noto critico, ma per onorare l’occhio di Calvesi che aveva riconosciuto e collegato tra loro le due parti. In questo era stato identico a un archeologo capace di associare due lacerti di scultura separati tra loro, a chilometri di distanza uno dall’altro, intuendo che avrebbero combaciato. Lo ringrazio anche per le parole che ha scritto nel catalogo della mostra, citandomi nella scheda del quadro di Boccioni Le due amiche, a pagina 142, sintetizzando il perché didattico di quel rifacimento.

Concludo queste righe di ricordi con le parole di Calvesi, riportando una delle sue chiavi di lettura che dicevo sopra, quella relativa alla mostra Sculture alle porte d’oriente. Artisti contemporanei al Museo Archeologico di Brindisi, “(…) In Città della memoria e dell’oblio Paolo Delle Monache allude alla dimensione onirica di ricordi che, appunto, stingono nell’oblio, affastellando sfoglie di caseggiati l’una sull’altra come in un castello di carte che tema il minimo soffio. Qui la tradizionale “stabilità” della scultura è addirittura rovesciata in un suggerimento emotivo di instabilità, certo più suggestivo che se il soggetto fosse dipinto ed eludesse così la sfida alle leggi di gravità (…)”.
Paolo Delle Monache 
01/08/2020